Blog: http://rumoridigente.ilcannocchiale.it

POLITICA roba vecchia, roba nuova.

Parlare di politica.

Dire di voler parlare di politica è diventata un’espressione forte, una sfida quasi. Che cos’è la politica? O meglio, a cosa si è ridotta la politica oggi?

Lasciamo stare la retorica del “tutto è politica”, le scelte che si fanno quotidianamente sono sempre più individualistiche e hanno per questo ricadute soprattutto all’interno di microsistemi sociali come la famiglia, il posto di lavoro, la classe scolastica o il bar. Ricadute che quasi mai hanno effetto sulla generalità. Si esauriscono entro le mura domestiche oppure evaporano nelle chiacchiere, anche animate, tra uno spritz e l’altro. La gente si preoccupa dei conti che non tornano, si anima in discussioni accese su un provvedimento che il più delle volte non conosce nel dettaglio, si lamenta delle tasse, delle multe, dei prezzi, ma sostanzialmente non va molto oltre al concludere che la colpa è della politica, che è tutto un magna magna e che devono andare tutti a casa. Una volta ci si consolava con la delega. Si votava, si sceglieva un nome, una faccia e se quel nome e quella faccia faceva o diceva qualcosa che non ci piaceva, lo si criticava, gli si chiedeva conto del suo operato. Non che servisse a qualcosa ma si aveva, se non altro, l’impressione di poter incidere in qualche modo nelle decisioni. Altri tempi.

Abbiamo lasciato fare per sfinimento dopo un ventennio prima di piombo e poi da bere tra gli anni settanta fino ai primi anni novanta quando è imploso il bel mondo fatto di tangenti, favori, finanziamenti illeciti, montagne di soldi pubblici che finivano nelle tasche ingorde di amministratori, finanzieri senza scrupoli, criminali e fornitori di catering per feste a bordo piscina.

Quel periodo lo ricordiamo tutti come “operazione mani pulite” e non è mai finito nel senso che certe operazioni hanno continuato a farle e le mani sono rimaste sporche ma bene infilate in tasca oppure coperte da guanti chirurgici per non lasciare impronte.

Che scandalo! Vergogna! Basta! E’ colpa di quello! E’ colpa di questo! E’ crollato un sistema di cui in piccolo o in grande hanno approfittato tutti e improvvisamente c’era la necessità di mondarsi, di purificarsi, di presentare una faccia nuova. E cosa facciamo quando dobbiamo mostrarci puri e lindi? Ovviamente scaricare le responsabilità su altri, meglio se più deboli. Si frantumano i partiti, dopo la caduta del muro di Berlino tutti a far gara per fuggire da qualunque cosa anche lontanamente simile ad un’ideologia. Nascono gruppi e movimenti autonomisti che vomitano anni di frustrante asservimento ai capi partito, prima sui meridionali, poi sugli immigrati, sugli omosessuali, sui residui sbucciacchiati di comunisti di periferia. Le parole d’ordine sono di stampo propagandistico becero ma efficacissimo: “Ce l’abbiamo duro”, “Roma ladrona”, “Secessione”, ma anche libertà, rivoluzione, autonomia. Finalmente qualcuno che parla come mangia e che dopo aver mangiato non ha paura di ruttare forte e chiaro perché tutti capiscano. E’ il popolo, il gruppo, l’appartenenza, la massa di cui da anni non si sentiva più parlare.

Ma non a tutti andava di vomitare e ruttare. Altri pensarono che la rivoluzione si doveva fare sì ma gentile, liberista, sorridente, amorevole e paterna. A che servono tutti sti partiti, gruppi, riunioni, assemblee, tessere, coordinamenti, federazioni? A niente, si pensò, solo a confonderci le idee. La soluzione stava lì lungo tutte le strade urbane ed extraurbane d’Italia. Manifesti giganti ovunque con un bel bimbo a braccia alzate e il misterioso e subliminale slogan “Fozza Italia!”. Non c’era riferimento ad alcun prodotto, nulla, solo quel bambino sorridente che urlava, storpiandolo, l’incitamento di stampo calcistico. Non è stato mai dimostrato che quella campagna fosse farina del sacco del futuro padrone d’Italia ma, come si dice, “a pensar male non si sbaglia mai”.

Sia come sia, pochi mesi dopo è nata Forza Italia ed è iniziato l’altro ventennio, quello che ci ha portati ad oggi. Quello durante il quale la politica è stata mandata in pensione definitivamente. Il finto “nuovo” fatto di fondotinta, trapianti di capelli, machismo spinto, chirurgia plastica, ha introdotto linguaggi e relazioni informali tra popolo e regnanti. Il padre padrone, severo ma amorevole, ci avrebbe pensato lui a sistemare le cose. Lui e le sue amicizie internazionali, lui e le sue aziende, lui e il suo essersi fatto da solo, lui e le barzellette, lui e i festini nel castello, lui e le minorenni, lui, la prostata e il cagnolino bianco.

E siamo tornati all’inizio di questo scritto: che cos’è la politica? O meglio, a cosa si è ridotta la politica oggi?

Non lo so. Non lo so dire. Non lo so spiegare. Sono stati venti anni inutili, un tempo infinito buttato nella discarica degli interessi personalissimi di uno e di quelli altrettanto personali di chi lo ha inseguito e di chi ha finto di osteggiarlo. Una battaglia senza avversari, paradossalmente una guerra senza conflitto, mai risolta perché irrisolvibile.

Svuotata, spompata, satolla e viziata, la “sinistra” che fa? In un guizzo di fantasia strategica imbarazzante, produce una brutta copia in piccolo del grande vecchio in decadenza e lo propone come l’ennesimo nuovo che avanza, il giovane 2.0 che ci stupirà con gli effetti speciali raccattati scopiazzando tendenze movimentistiche ggiovani (con due g). Uno per il quale il primo lemma del vocabolario è il verbo fare, uno simpatico, alla mano, uno del popolo che non rutta, non vomita, non è macho ma piace alle mamme, uno che inaugura case popolari e apre biblioteche, uno che è per la famiglia tradizionale, uno preparato ma non secchione, uno deciso ma non decisionista. Un po’ e un po’ insomma, uno che va bene a tutti.

Uno che i problemi dell’Italia, perché è questo che veramente gli interessa, li risolverà in modo semplice, senza tante sovrastrutture e menate da politici navigati d’altre epoche. Ma cosa sono tutte queste riunioni, assemblee, tessere, coordinamenti, direzioni? (mi ricorda qualcosa…)

Lui, il nuovo, il giovane, il simpatico ragazzo della porta accanto la soluzione ai nostri problemi ce l'ha già in mano, anzi, nel suo pc.

Un foglio excel e via il dolore.

Pubblicato il 18/1/2014 alle 11.11 nella rubrica Giochi o società?.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web