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XENOS

Il razzismo teorizza che il genere umano possa essere suddiviso in razze biologicamente distinte, ciascuna con diverse capacità intellettive o morali. I razzisti, insomma sono convinti che sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare gruppo razziale può essere definito superiore o inferiore rispetto ad un altro.

Il razzista, quindi, è uno stupidamente convinto di essere meglio di qualcun altro. Non significa che sia meno inquietante, ma il disturbo del razzista ha origini nella poca consapevolezza di sé e fondamentalmente in una cronica scarsità di autostima.

Cosa, invece, sia la xenofobia lo dicela parola stessa che, guarda un po', deriva dal greco ed composta dai termini “xenos” che vuol dire estraneo o diverso e “phobos”che significa paura. Lo xenofobo e perciò letteralmente colui il quale ha “paura del diverso” e in confronto al razzista ha a disposizione un campo d'azione molto più ampio per manifestare la propria patologia. Non ha sempre l'arroganza egocentrica di sentirsi superiore a qualcuno, no, lo xenofobo vive nel terrore di tutto ciò che non conosce. Rifiuta, a volte anche violentemente, quello che non gli è familiare o che per qualche motivo gli dà fastidio.

Allo xenofobo essere avvicinato da una persona con un colore di pelle diverso, provoca l'orticaria, l'ipersudorazione e una fantozziana secchezza delle fauci. Non concepisce che possano esistere essere umani diversi da lui e dalla sua ristretta cerchia di amici o familiari. Per lo xenofobo le persone non possono avere odori diversi, non possono esprimersi con idiomi diversi o addirittura accenti o dialetti diversi. Per capirci, uno nero, con le labbra carnose, i capelli ricci e folti, che parla con la erre moscia, agli occhi terrorizzati di uno xenofobo altro non può essere che una scimmia, magari un orango.

Dobbiamo comprendere le dinamiche mentali dello xenofobo e a volte metterci nei suoi panni, anche se alcuni esperimenti hanno provato che è un'esperienza pericolosa e talvolta devastante e senza possibilità di ritorno.

La “paura del diverso” dello xenofobo si manifesta in molti modi, a volte sorprendendo lo stesso direttointeressato.

Per esempio lo xenofobo possiede almeno un paio di pitt bull per difendersi dal mondo ma odia qualunque altra razza di cani. E' disponibile a trattare sull'intensità della sua avversione se si tratta di cani di stazza superiore ai suoi, ma vorrebbe in cuor suo vedere morti schiacciati in autostrada tutti gli altri. Non li odia, gli fa paura l'idea che la natura abbia potuto creare degli esseri così brutti, piccoli e inutili.

Lo xenofobo può guidare un'auto piccola o grande. La sua paura si rifletterà ovviamente su tutte quelle diverse dalla sua: se ce l'ha piccola odierà le grandi, se ce l'ha grande se la prenderà con le piccole. L'invidia o il senso di superiorità non c'entrano. E' solo paura di ciò che non conosce, di ciò che non è suo. E' follia.

Lo xenofobo è un pazzo che può arrivare a temere la propria ombra quando questa, per effetto del sole che si sposta, s'allunga o s'accorcia. Lo xenofobo, se ha la barba, non se la taglierà mai e se non ce l'ha, non se la farà mai crescere, perché teme di non riconoscersi allo specchio, teme di rischiare di perdere il suo piccolo posto nel mondo.

Lo xenofobo vive nel terrore di sestesso e dei tanti sé che potenzialmente può contenere.

Lo xenofobo è la sintesi della massima espressione della diversità: la solitudine.


Pubblicato il 6/9/2013 alle 11.2 nella rubrica Diario.

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