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STANCHEZZA

Vecia mia, te ne stai lì in quel letto da un pezzo. Tanto di quel tempo che neanche mi ricordo più esattamente quanto. Ma essendo comunque un mucchio di tempo, non fa alcuna differenza, è solo “tanto”.

E non so se te ne rendi conto. Ne hai consapevolezza? Tu lo senti questo scorrere dei giorni e delle notti sempre uguali fino allo sfinimento? A guardarti sembra di no. Mi dicono che non si può sapere. Mi dicono che finché ti lamenti sei viva. Eccolo lì il dolore: secondo loro il dolore, il malessere, la fatica sono sintomi di vita, come se paradossalmente la vita fosse una malattia. Forse lo è, forse siamo sani solo un attimo prima di nascere. Non è forse vero che la prima cosa che facciamo, ancor prima di aprire gli occhi al mondo, è piangere? E la prima cosa che dicono è che va bene, piange perché è vivo!

In realtà non è che ti lamenti tanto. Lo fai quando qualcuno ti tocca per lavarti o per cambiarti, un paio di volte al giorno, non di più. Le tue vecchie ossa sgretolate e rese fragili dall’età e dalle tribolazioni, mal sopportano anche una carezza.

Ti piacevano le carezze vecia mia. Carezze e abbracci. Quante volte abbiamo ballato nel corridoio scivolando sgraziati sul marmo che lucidavi testardamente ogni giorno? Poi le gambe non ne hanno più voluto sapere di reggerti, un po’ per l’osteoporosi e l’artrosi, un po’ per la stanchezza.

Stanchezza. Quante volte in un giorno usiamo impropriamente questa parola? Siamo tutti stanchi di qualcosa o per qualcosa ma non so se sia vera stanchezza oppure solo pigrizia di vivere, noia o insoddisfazione, chissà. Diciamo di essere stanchi e questo sintetizza tutto senza costringerci ad approfondire. Magari scopriremmo che non siamo stanchi ma che abbiamo solo bisogno di spegnere la luce qualche istante, oppure di ascoltare della musica, di regalarci il lusso di sprecare del tempo.

Vecia mia, quando deciderai di spegnere la luce, sono certo, si spegnerà anche un po’ della mia ma la strada la conosco: mi basterà seguire le orme dei nostri passi sul marmo lucido del corridoio.

Pubblicato il 2/9/2013 alle 12.55 nella rubrica Diario.

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