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  rumoridigente [ voci di strada, rumori di gente... ]
         

 
blog iniziato il 31 gennaio 2007
(contatore ShinyStat dal 22/2/07)


Marino Marini

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Sono uno qualunque
che ascolta i rumori
e a volte sente le voci.
Non ho obiettivi
particolarmente importanti e
non pensarci rende più gradevole
la sorpresa di averli raggiunti.
Benvenute/i
in questo non luogo...

(give peace a chance)

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CHE RUMORI? QUALI VOCI?

Diario
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è la rubrica di base del blog...
pensieri più o meno liberi
e non classificati.

Storie:
racconti e ricordi di storie
mie o di altri illustri sconosciuti.

Il Bancone:
cronache dal
ventre di una Biblioteca.

Musicanti:
note di note e
di noti e meno noti.

Emigrazione:
tracce di emigranti.

Giochi o società:
appunti di attualità
o di attuale quotidianità.

Amenità:
per sorridere.

RACCONTO:
scriviamo insieme
LA storia.

DISEGNINI:
scarabocchi di un
talento sprecato.

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CONSIGLI PER LA LETTURA:



 

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HO ASCOLTATO DI RECENTE :

UN PO' DI TUTTO E UN PO' DI NIENTE...

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23 ottobre 2013

SOGGEZIONE

Chi non si è mai sentito, almeno una volta nella vita, in soggezione?

Io decine, centinaia di volte. So bene cosa significa non saper sostenere una conversazione o anche solo lo sguardo di qualcuno che per personalità o per posizione gerarchica ti fa sentire meno di zero. A dire il vero è una sensazione che ho provato spesso in passato, ingabbiato nelle mille insicurezze e paure di un ragazzo intimidito e reso fragile da circostanze particolari come possono essere quelle di chi si trova catapultato in una realtà completamente diversa da un giorno all'altro.

Ci sono voluti degli anni per convincermi che potevo anche avere tanti limiti e blocchi ma che dovevo sforzarmi di proporre agli altri semplicemente quello che ero e prima o poi avrei trovato qualcuno disposto ad aiutarmi, e così è stato.

La soggezione è strettamente imparentata con l'insicurezza e a volte con la malafede o la coscienza sporca.

Per esempio è diffusa la soggezione per le divise. Basta che in strada ci sia una guardia giurata perché tutti gli automobilisti rallentino e magicamente si trasformino nei più ligi osservanti del Codice della Strada. La maggior parte di noi suda e a volte perfino balbetta se una volante della Polizia ci ferma per un controllo. Ma il concetto di divisa va anche oltre. Siamo in difficoltà ad affrontare una discussione con il medico, con l'infermiere, con il barelliere, con il postino, il parcheggiatore, il bigliettaio. Temiamo l'autorità e di conseguenza, il più delle volte, finiamo per odiarla. Chi non odia ciò di cui ha paura?

Chiunque detenga un briciolo di potere, lo esercita facendo leva sulla soggezione che quasi sempre riesce ad incutere usando le armi che la propria posizione gli mette a disposizione. Può essere, come detto, la divisa ma anche la burocrazia e i suoi labirinti, il linguaggio forbito di chi si esprime per citazioni e latinismi oppure un atteggiamento aggressivo o arrogante.

Insomma ci siamo passati tutti e dobbiamo farci i conti tutti i santi giorni.

Durante il servizio militare, ormai molti anni fa, ricordo che con alcuni commilitoni parlammo di questo argomento che sentivamo molto in quel periodo della vita così aspramente sottoposto a pressioni di tipo gerarchico. La soggezione è uno dei fondamenti della vita militare, è il sistema di sottomissione e di controllo più efficace. Gli ufficiali hanno potere di vita o di morte sui soldati e dal momento che decidi di far parte di quel meccanismo metti la tua esistenza nelle mani del tuo boia, firmi una delega in bianco e accetti di vivere nel terrore di essere punito se non esegui i loro ordini (ma ti diranno “se non fai il tuo dovere”). Non ha forse detto esattamente questo Priebke per giustificare i suoi crimini? Ha detto che doveva eseguire gli ordini sennò l'avrebbero fucilato. Anche un criminale nazista dunque ha soggezione di qualcuno, ha paura di un'autorità convenzionalmente superiore che può influire, anche pesantemente nella sua vita.

Senza arrivare ad esempi così estremi, basta pensare all'impiegato di un comunello sperduto tra le montagne che deve occuparsi contemporaneamente dell'ufficio anagrafe, della contabilità e magari anche di aprire e chiudere il cimitero. Non si sognerebbe mai di sgarrare di una virgola se un suo superiore minacciasse di non firmargli un permesso per andare a farsi la gastroscopia che rinvia ormai da anni. Il poveretto si terrà la gastrite contenendola a vagonate di Maalox e non se la prenderà con il suo capo ma con il primo malcapitato che allo sportello gli chiederà copia conforme dell'atto di nascita.

La soggezione dovrebbe essere considerata a tutti gli effetti una malattia sociale. Si dovrebbero organizzare corsi per imparare a gestirla e combatterla. La soggezione è un vortice emotivo e culturale che impedisce di pretendere il rispetto dei nostri diritti e di conseguenza anche di avere consapevolezza dei nostri doveri. La soggezione aumenta le distanze, acuisce le differenze, alimenta incertezze e insicurezze. La soggezione è l'inutile e dannosa fobia per riferimenti sociali convenzionali e a volte effimeri come il ricco, il bello, il superiore di grado, lo spigliato, il ben vestito, l'auto di lusso, l'autorità fine a se stessa, il genitore autoritario.

Che fare? Come uscirne?
Beh, un piccolo aiuto può darlo immaginare il soggetto che vi mette in soggezione con i pantaloni calati, seduto sulla tazza del cesso mentre si sforza di eliminare le scorie corporali che sono esattamente come quelle di chiunque altro, stesso colore, stesso odore, consistenza variabile.

Provate e vedrete che la sua aura di superiorità si ridimensionerà parecchio.




permalink | inviato da rumoridigente il 23/10/2013 alle 8:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


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